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	<title>trasformazione digitale Archivi | Polimatica Progetti S.r.l.</title>
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	<description>Consulenza Privacy e Sicurezza Informatica</description>
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		<title>Pandemia da ransomware</title>
		<link>https://www.polimaticaprogetti.it/2021/11/02/pandemia-da-ransomware/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Munaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 17:22:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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		<category><![CDATA[data protection]]></category>
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		<category><![CDATA[trasformazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi tutti i giorni si sente parlare di attacchi ransomware ai danni di ogni tipo di organizzazione. In Italia solo negli ultimi mesi ci sono stati almeno 5 attacchi eclatanti: il Comune di Brescia, il caso della Regione Lazio, il Gruppo Maggioli, la SIAE, la famosa azienda “delle patatine” San Carlo, e da ultimo l’Unione&#8230;</p>
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<p>Quasi tutti i giorni si sente parlare di <a href="https://www.federprivacy.org/informazione/societa/ransomware-422-attacchi-in-area-emea-italia-quarta-tra-paesi-piu-colpiti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attacchi </a>ransomware ai danni di ogni tipo di organizzazione. In Italia solo negli ultimi mesi ci sono stati almeno 5 attacchi eclatanti: il Comune di Brescia, il caso della Regione Lazio, il Gruppo Maggioli, la SIAE, la famosa azienda “delle patatine” San Carlo, e da ultimo l’Unione di Comuni “Terre di Pianura” assieme ai Comuni di Budrio e Castenaso.</p>



<p>Oramai la frequenza con cui avvengono questi attacchi dovrebbe far preoccupare anche chi non deve gestire dei datacenter e, paradossalmente, anche chi non ha un computer.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come agiscono gli attaccanti?</strong></h3>



<p>I gruppi criminali per colpire con i ransomware utilizzano dei metodi di attacco tanto semplici quanto efficaci: mail di phishing, applicazioni non protette o non aggiornate. Sfruttando delle tecniche di <em>social engineering</em> o delle vulnerabilità, quindi, riescono prima ad esfiltrare i dati dagli archivi della vittima e poi a cifrare tutti i dati presenti nei server. A questo punto parte il primo tentativo di estorsione: se mi paghi il riscatto ti consegno le chiavi per togliere la cifratura. Da un po&#8217; di tempo però si è aggiunto un secondo tipo di estorsione, che si attua con la minaccia di pubblicare online i dati esfiltrati in precedenza, se la vittima non paga.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le conseguenze per la vittima?</strong></h3>



<p>Quando gli attacchi ransomware vanno a segno portano con sé conseguenze anche molto pesanti in termini di operatività, di reputazione e danno economico. Oltre ai disservizi facilmente immaginabili da chiunque e alle conseguenze appena citate, la vittima si potrebbe trovare in uno dei possibili ma frequenti scenari, a seconda del fatto che siano stati adottati o meno alcuni strumenti organizzativi e difensivi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="647" height="583" src="https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2021/11/tabella-scenari.jpg" alt="" class="wp-image-2166" srcset="https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2021/11/tabella-scenari.jpg 647w, https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2021/11/tabella-scenari-300x270.jpg 300w" sizes="(max-width: 647px) 100vw, 647px" /></figure></div>



<p>Gli scenari appena descritti rappresentano degli esempi estremi, che utilizziamo per sensibilizzare sul tema, ma costituiscono nella realtà dei fatti le situazioni più frequenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le conseguenze per gli interessati?</strong></h3>



<p>Supponiamo che la vittima sia un Ente pubblico; ne consegue che gli interessati siano i cittadini, i dipendenti, e ogni altro individuo che collabora con l’Ente. Se per la vittima diretta subire attacchi informatici equivale a passare un ’48, non ci si deve dimenticare delle vittime indirette, ovvero degli interessati.</p>



<p>Se i servizi dell&#8217;Ente non vengono erogati, i cittadini potranno soffrire notevoli disagi, ad esempio: potrebbe non essere possibile pagare con il POS; potrebbe non essere possibile esaudire le richieste di accesso agli atti; le richieste di visione dei filmati inerenti all’attività di Polizia Locale non verrebbero soddisfatte.</p>



<p>Semplici azioni come prelevare un libro dalla biblioteca comunale, o restituirlo, potrebbero essere impossibili.</p>



<p>Se invece fossero i servizi di un <a href="https://www.wired.it/internet/web/2020/09/18/cyber-attacco-ospedale-morte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ospedale </a>o un pronto soccorso a venire meno? Negli Stati Uniti, e anche in Germania senza andare troppo distante, è già scappato il morto perché alcuni sistemi erano offline a seguito di attacchi informatici.</p>



<p>Tutto ciò sembra surreale, ma invece è pura e semplice realtà. Questi eventi non accadono più soltanto oltreoceano o alle multinazionali, ma da tempo ormai sono giunti nei nostri Comuni e nei nostri ospedali.</p>



<p>È giunto il momento di prendere coscienza della portata di questi incidenti ed agire per rimettere in sicurezza le infrastrutture prima che sia troppo tardi, perché, se vogliamo che il Paese sia resiliente ai cambiamenti e metta in atto la tanto decantata trasformazione digitale, è necessario che ogni singola organizzazione, pubblica e privata, piccola o grande, sia in grado di resistere agli attacchi <em>cyber</em> e riesca a mitigarne gli effetti. </p>



<p>Le politiche di <em>cyber defense</em> si possono implementare, poiché esistono sia gli <a href="https://www.polimaticaprogetti.it/ict-governance/">strumenti</a> sia i professionisti, ma solo con un effettivo gioco di squadra tra tutti i componenti delle organizzazioni si potranno raggiungere gli obiettivi fissati: come in una barca, tutti devono remare nella stessa direzione.</p>



<p>Enrico Munaro</p>



<p><em>Consulente in materia di privacy e sicurezza informatica</em></p>



<p><em>Polimatica Progetti S.r.l. – Progetto Priv@cy</em></p>



<p><em>Delegato Federprivacy Verona</em></p>
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		<title>Somewhere, over the cloud</title>
		<link>https://www.polimaticaprogetti.it/2020/10/31/somewhere-over-the-cloud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Munaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 11:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[accountability]]></category>
		<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[gdpr]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza informatica]]></category>
		<category><![CDATA[trasformazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cloud è davvero un posto sicuro in cui mettere al riparo i nostri dati? Occorrono degli accorgimenti per poterne essere sicuri.</p>
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<p>In una mattina nuvolosa mi è venuta in mente la celebre canzone cantata da Judy Garland “Over the Rainbow”, la quale mi ha ricordato una domanda che di frequente mi viene posta dai clienti: “cos’è sto Cloud, o meglio, cosa si nasconde dietro al Cloud? ” In effetti sempre più spesso si sente parlare di “piattaforme in Cloud”, “dati in Cloud”, “migrare al Cloud”; persino da AgID, col suo piano triennale 2019-2022, arriva il monito alle pubbliche amministrazioni a considerare per i suoi investimenti “first Cloud”.</p>

<p> Tra i servizi abitualmente forniti nel Cloud troviamo posta elettronica, software gestionali, server virtuali, ampi spazi per interi backup, e molto altro. Per l’utente finale il bello di questo tipo di servizi è che trova tutto pronto, ignorando però che dietro c’è un’infrastruttura ben più complessa. In molti si stupiranno a sentire queste parole, ma il Cloud non è una “nuvola” creata dalla natura, è artificiale, che può non essere così bella come tutti la reputano! Se guardiamo la definizione di Cloud troviamo molte varianti, materialmente altro non è che l’hardware di qualcun altro. In realtà, molti ancora non riescono ad avere un quadro chiaro della questione: proviamo a fare chiarezza.</p>

<p>Con il termine <strong>Cloud</strong>, o Cloud Computing, si definisce un modello di infrastruttura informatica, che ha come principale obiettivo la fornitura di servizi informatici in maniera flessibile, svincolando i fruitori da molti oneri tecnici e amministrativi. Gli obiettivi sono evidenti, e tra i molti benefici di questo modello spicca la flessibilità, perché concede alle aziende un certo grado di libertà e dinamismo, sia sul piano economico sia sul piano della velocità di implementazione. Per esempio, potendo scegliere le risorse hardware necessarie, in funzione del carico di lavoro che si trova a gestire, un’azienda può apportare modifiche quando necessario e pagando quindi ciò che realmente sfrutta.</p>

<p>Pensiamo a un’azienda alimentare che ogni anno debba fare i conti col problema della stagionalità, con picchi di lavoro nel periodo estate/autunno. Nel momento in cui l’azienda scelga di posizionare in Cloud il software gestionale, all’aumentare del personale, dei computer, dei macchinari e dei carichi amministrativi, potrà aumentare la potenza di calcolo, la RAM, la banda di rete disponibile, e lo spazio disco sulla “nuvola”. In inverno/primavera quando invece la produzione rallenta o si ferma, le prestazioni potranno diminuire “chiudendo i rubinetti” sulla nuvola. Pertanto si potranno pianificare vere e proprie strategie economiche. Altro beneficio importante è quello di non dover gestire internamente hardware costoso che, oltre a potersi rompere o diventare obsoleto nel giro di poco tempo, richiede una costante manutenzione da parte di personale qualificato, anche quando non viene utilizzato.</p>

<p>Fatte queste poche considerazioni, è doveroso fare un’attenta riflessione su ciò che troppo spesso alcune organizzazioni dimenticano di valutare, ovverosia il fornitore! Nell’era della corsa alla <strong><a href="https://www.polimaticaprogetti.it/2020/05/15/gdpr-come-fondamento-per-la-trasformazione-digitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasformazione digitale</a></strong>, in molti dimenticano che i più famosi Cloud provider sono all’esterno dell’UE, ad esempio negli USA, in contrasto con la <a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9442415" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sentenza Schrems II</a> . Contemporaneamente, alcuni di quelli che si trovano in Europa intravedono un’opportunità di business, e in una specie di corsa agli armamenti dimenticano le dovute di misure di sicurezza, gli indispensabili piani di business continuity e le soluzioni di disaster recovery.</p>

<p>L’aspetto spinoso del Cloud sta dunque nella valutazione e nella scelta di un partner che dia sufficienti garanzie di affidabilità e sicurezza del servizio. In ogni ambito e contesto aziendale, dal pubblico al privato, ciò che rende possibili le collaborazioni clienti-fornitori altri non è che la fiducia e la trasparenza, ma per il mercato digitale questi semplici ma importanti valori non sono sufficienti. Tutte le organizzazioni, pubbliche o private, trattano i dati di qualcuno: cittadini, dipendenti, clienti, fornitori.  I nuovi modelli organizzativi e di business sono sempre di più basati su di una stretta interazione con questi soggetti, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie che a volte possono risultare invasive.  Affinché le persone abbiano fiducia nell’utilizzare le nuove forme di comunicazione occorre garantire loro trasparenza e sicurezza nella gestione dei loro dati: per questo motivo le nuove normative in materia di protezione dei dati, in primis il Regolamento U.E. 2016/679, impongono delle tutele e garanzie proprio in relazione a trasparenza nell’informazione e sicurezza nel trattamento.</p>

<p>Restando sul tema del Cloud nella fattispecie, occorre considerare che il provider o fornitore è senza dubbio un Responsabile del Trattamento, e come tale deve essere inquadrato tramite un’apposita lettera di nomina (vedi art. 28 del sopracitato Regolamento). Tuttavia, nonostante nell’articolo appena richiamato siano descritti i requisiti che un buon fornitore debba rispettare, non è detto che tutti vi siano allineati; per questo motivo il Garante europeo ha inteso rafforzare nel GDPR il principio di <strong>Accountability,</strong> fornendo a tutti i Titolari del Trattamento la facoltà di controllare che i propri fornitori applichino le misure di sicurezza adeguate, almeno a quanto dichiarato in fase di stipula del contratto di fornitura del servizio.</p>

<p>Chiaramente l’analisi sul servizio Cloud va fatta principalmente sul piano tecnico, pertanto si raccomanda sempre ad ogni organizzazione di chiedere un parere al proprio Responsabile per la Protezione dei Dati, o del Consulente Privacy, che vi aiuterà nella valutazione degli aspetti legati all’impatto sui dati, personali o di qualsiasi altra natura.</p>

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<p>Enrico Munaro</p>

<p><em>Consulente in materia di privacy e sicurezza informatica</em></p>

<p><em>Polimatica Progetti S.r.l. – Progetto Priv@cy</em></p>

<p><em>Delegato Federprivacy Verona</em></p>

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		<p>L'articolo <a href="https://www.polimaticaprogetti.it/2020/10/31/somewhere-over-the-cloud/">Somewhere, over the cloud</a> proviene da <a href="https://www.polimaticaprogetti.it">Polimatica Progetti S.r.l.</a>.</p>
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		<title>Gdpr come fondamento della trasformazione digitale</title>
		<link>https://www.polimaticaprogetti.it/2020/05/15/gdpr-come-fondamento-per-la-trasformazione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[superadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 12:04:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adottare le linee guida del Gdpr per ridurre gli ostacoli posti dalla trasformazione digitale aumentando l'efficienza dei processi aziendali.</p>
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<p>Il potere della tecnologia affascina e seduce per la quantità di nuove funzionalità che mette nelle mani di tutti, basta pensare a come i telefoni con la cornetta sono diventati senza fili e evolvendo addirittura in strumenti più potenti di alcuni computer. Fino a 30 anni fa era una cosa difficile da immaginare, tuttavia nel tempo abbiamo assistito a una concreta evoluzione tecnologica che ha portato molte comodità nella vita delle persone.</p>

<p>Questa evoluzione ha però mantenuto a compartimenti stagni i settori di riferimento ovvero ci sono stati sviluppi verticali nella telefonia, nella televisione, nel gaming, negli elaboratori, e in molti altri. Da alcuni anni però sono entrati in gioco dei nuovi elementi nel panorama tecnologico a nostra disposizione: reti a banda larga, smart-device, social network, cloud, ecc. Tutti questi elementi hanno dato il via al nuovo processo di <strong>trasformazione digitale</strong> perché hanno permesso a quei settori compartimentati di comunicare tra di loro, complicando non poco le relazioni tra di essi e i nuovi flussi di dati. Questa trasformazione inoltre ha di fatto creato un vero e proprio ecosistema digitale caratterizzato soprattutto dalla <strong>dematerializzazione del dato</strong>, concetto che ha introdotto un significativo impatto in termini di gestione dei dati, sicurezza, e legislazione.</p>

<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="300" height="200" class="wp-image-847" src="https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img007-300x200.jpg" alt="" srcset="https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img007-300x200.jpg 300w, https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img007-1024x683.jpg 1024w, https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img007-768x512.jpg 768w, https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img007.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>

<p class="has-text-align-left">Consapevoli delle difficoltà e della confusione che questo ecosistema digitale ha portato con sé, una commissione composta dai migliori esperti giuristi e informatici d’Europa ha voluto aiutare i cittadini e le imprese europee nella tutela e nella gestione dei dati personali, introducendo nel 2016 il “<a href="https://www.garanteprivacy.it/il-testo-del-regolamento" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali e la loro libera circolazione</a>” meglio noto come GDPR. Purtroppo il Regolamento viene visto ancora oggi come un mero adempimento burocratico, ignorando quanto possa essere di aiuto per le aziende in questa era di trasformazione digitale. Una cosa molto utile invece è guardare al GDPR come una guida, perché traccia il percorso da seguire in maniera puntuale delineando i requisiti da rispettare, pur garantendo alle imprese un’ampia autonomia e libertà di manovra nel rispetto delle normative e nell’utilizzo degli strumenti tecnologici.</p>

<p>L’adozione di nuovi strumenti e nuove tecnologie in un’azienda ha indubbiamente un impatto sull’infrastruttura esistente, ecco perché è consigliabile valutare attentamente la corretta configurazione e la solidità delle infrastrutture prima di procedere. Ad esempio se un’azienda che poggia la sua infrastruttura in ambiente Windows e vuole migliorare le policy di <em>business continuity</em> o <em>smart working</em> potrebbe scegliere di sfruttare le funzionalità cloud di Microsoft, ma prima di procedere è indispensabile analizzare e valutare l’efficienza di Active Directory affinché eventuali errori di configurazione o problemi di sicurezza non vengano riportati anche nel cloud.</p>

<p>L’esempio appena descritto è da considerarsi un processo di valutazione e miglioramento in un progetto che implica un trattamento di dati personali, rispettando correttamente il principio di <strong>privacy by default/by design</strong> del GDPR. Altri progetti che invece includono il trattamento di dati personali in un contesto o con finalità differenti, tali da rappresentare un elevato rischio per i diritti e le libertà delle persone, sono soggetti a una <strong>valutazione di impatto (DPIA)</strong> prima di essere convalidati. Una situazione ricorrente che richiede una DPIA per esempio è l’adozione di sistemi di videosorveglianza.</p>

<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright"><img decoding="async" width="300" height="200" class="wp-image-853" src="https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img010-300x200.jpg" alt="" srcset="https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img010-300x200.jpg 300w, https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img010-1024x683.jpg 1024w, https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img010-768x512.jpg 768w, https://www.polimaticaprogetti.it/wp-content/uploads/2018/11/img010.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>

<p>Ovviamente in questa sede non si vuole imporre un’idea, ma porre una riflessione su un tema di estrema attualità. È sufficiente pensare alla foga con cui molte imprese hanno acquistato notebook e stampanti per consentire ai dipendenti di lavorare da casa durante la quarantena, dimostrando una certa fragilità organizzativa. Altre aziende più virtuose che da tempo avevano adottato politiche di continuità operativa e trasformazione tecnologica, hanno evitato molti ostacoli dovuti alle limitazioni imposte dalla pandemia, progetti prima pensati e poi implementati (<em>Privacy by Design</em> &#8211; GDPR).  È giusto precisare che un progetto di rinnovamento sul fronte tecnologico non è così banale, non richiede soltanto un investimento economico ma una consapevolezza dell’importanza della sicurezza dei dati personali e delle informazioni, oltre che il coinvolgimento di personale qualificato che sappia sfruttare al meglio le tecnologie e conosca in maniera approfondita le normative in materia di sicurezza e protezione dei dati.</p>

<p><em>Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare</em>. Seneca</p>

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<p class="has-normal-font-size"><strong>Enrico Munaro</strong></p>

<p>Polimatica Progetti S.r.l. – Progetto Priv@cy</p>

<p>Delegato Federprivacy Verona</p>
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