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	<title>accountability Archivi | Polimatica Progetti S.r.l.</title>
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	<description>Consulenza Privacy e Sicurezza Informatica</description>
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		<title>Somewhere, over the cloud</title>
		<link>https://www.polimaticaprogetti.it/2020/10/31/somewhere-over-the-cloud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Munaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 11:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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		<category><![CDATA[gdpr]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cloud è davvero un posto sicuro in cui mettere al riparo i nostri dati? Occorrono degli accorgimenti per poterne essere sicuri.</p>
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<p>In una mattina nuvolosa mi è venuta in mente la celebre canzone cantata da Judy Garland “Over the Rainbow”, la quale mi ha ricordato una domanda che di frequente mi viene posta dai clienti: “cos’è sto Cloud, o meglio, cosa si nasconde dietro al Cloud? ” In effetti sempre più spesso si sente parlare di “piattaforme in Cloud”, “dati in Cloud”, “migrare al Cloud”; persino da AgID, col suo piano triennale 2019-2022, arriva il monito alle pubbliche amministrazioni a considerare per i suoi investimenti “first Cloud”.</p>

<p> Tra i servizi abitualmente forniti nel Cloud troviamo posta elettronica, software gestionali, server virtuali, ampi spazi per interi backup, e molto altro. Per l’utente finale il bello di questo tipo di servizi è che trova tutto pronto, ignorando però che dietro c’è un’infrastruttura ben più complessa. In molti si stupiranno a sentire queste parole, ma il Cloud non è una “nuvola” creata dalla natura, è artificiale, che può non essere così bella come tutti la reputano! Se guardiamo la definizione di Cloud troviamo molte varianti, materialmente altro non è che l’hardware di qualcun altro. In realtà, molti ancora non riescono ad avere un quadro chiaro della questione: proviamo a fare chiarezza.</p>

<p>Con il termine <strong>Cloud</strong>, o Cloud Computing, si definisce un modello di infrastruttura informatica, che ha come principale obiettivo la fornitura di servizi informatici in maniera flessibile, svincolando i fruitori da molti oneri tecnici e amministrativi. Gli obiettivi sono evidenti, e tra i molti benefici di questo modello spicca la flessibilità, perché concede alle aziende un certo grado di libertà e dinamismo, sia sul piano economico sia sul piano della velocità di implementazione. Per esempio, potendo scegliere le risorse hardware necessarie, in funzione del carico di lavoro che si trova a gestire, un’azienda può apportare modifiche quando necessario e pagando quindi ciò che realmente sfrutta.</p>

<p>Pensiamo a un’azienda alimentare che ogni anno debba fare i conti col problema della stagionalità, con picchi di lavoro nel periodo estate/autunno. Nel momento in cui l’azienda scelga di posizionare in Cloud il software gestionale, all’aumentare del personale, dei computer, dei macchinari e dei carichi amministrativi, potrà aumentare la potenza di calcolo, la RAM, la banda di rete disponibile, e lo spazio disco sulla “nuvola”. In inverno/primavera quando invece la produzione rallenta o si ferma, le prestazioni potranno diminuire “chiudendo i rubinetti” sulla nuvola. Pertanto si potranno pianificare vere e proprie strategie economiche. Altro beneficio importante è quello di non dover gestire internamente hardware costoso che, oltre a potersi rompere o diventare obsoleto nel giro di poco tempo, richiede una costante manutenzione da parte di personale qualificato, anche quando non viene utilizzato.</p>

<p>Fatte queste poche considerazioni, è doveroso fare un’attenta riflessione su ciò che troppo spesso alcune organizzazioni dimenticano di valutare, ovverosia il fornitore! Nell’era della corsa alla <strong><a href="https://www.polimaticaprogetti.it/2020/05/15/gdpr-come-fondamento-per-la-trasformazione-digitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasformazione digitale</a></strong>, in molti dimenticano che i più famosi Cloud provider sono all’esterno dell’UE, ad esempio negli USA, in contrasto con la <a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9442415" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sentenza Schrems II</a> . Contemporaneamente, alcuni di quelli che si trovano in Europa intravedono un’opportunità di business, e in una specie di corsa agli armamenti dimenticano le dovute di misure di sicurezza, gli indispensabili piani di business continuity e le soluzioni di disaster recovery.</p>

<p>L’aspetto spinoso del Cloud sta dunque nella valutazione e nella scelta di un partner che dia sufficienti garanzie di affidabilità e sicurezza del servizio. In ogni ambito e contesto aziendale, dal pubblico al privato, ciò che rende possibili le collaborazioni clienti-fornitori altri non è che la fiducia e la trasparenza, ma per il mercato digitale questi semplici ma importanti valori non sono sufficienti. Tutte le organizzazioni, pubbliche o private, trattano i dati di qualcuno: cittadini, dipendenti, clienti, fornitori.  I nuovi modelli organizzativi e di business sono sempre di più basati su di una stretta interazione con questi soggetti, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie che a volte possono risultare invasive.  Affinché le persone abbiano fiducia nell’utilizzare le nuove forme di comunicazione occorre garantire loro trasparenza e sicurezza nella gestione dei loro dati: per questo motivo le nuove normative in materia di protezione dei dati, in primis il Regolamento U.E. 2016/679, impongono delle tutele e garanzie proprio in relazione a trasparenza nell’informazione e sicurezza nel trattamento.</p>

<p>Restando sul tema del Cloud nella fattispecie, occorre considerare che il provider o fornitore è senza dubbio un Responsabile del Trattamento, e come tale deve essere inquadrato tramite un’apposita lettera di nomina (vedi art. 28 del sopracitato Regolamento). Tuttavia, nonostante nell’articolo appena richiamato siano descritti i requisiti che un buon fornitore debba rispettare, non è detto che tutti vi siano allineati; per questo motivo il Garante europeo ha inteso rafforzare nel GDPR il principio di <strong>Accountability,</strong> fornendo a tutti i Titolari del Trattamento la facoltà di controllare che i propri fornitori applichino le misure di sicurezza adeguate, almeno a quanto dichiarato in fase di stipula del contratto di fornitura del servizio.</p>

<p>Chiaramente l’analisi sul servizio Cloud va fatta principalmente sul piano tecnico, pertanto si raccomanda sempre ad ogni organizzazione di chiedere un parere al proprio Responsabile per la Protezione dei Dati, o del Consulente Privacy, che vi aiuterà nella valutazione degli aspetti legati all’impatto sui dati, personali o di qualsiasi altra natura.</p>

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<p>Enrico Munaro</p>

<p><em>Consulente in materia di privacy e sicurezza informatica</em></p>

<p><em>Polimatica Progetti S.r.l. – Progetto Priv@cy</em></p>

<p><em>Delegato Federprivacy Verona</em></p>

<p> </p>
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